Carlo Alberto di Savoia, ogni mattina, prima delle questioni di Stato, chiedeva che cosa si dicesse al Fiorio, perché era il circolo dei più influenti conservatori, come Prati, Collegno, Balbo, Lisio, Santarosa, per i quali la libertà era una lenta conquista civile a cui bisognava allenare il popolo perché non la sciupasse. Lo frequentarono Cavour, Rattazzi, D’Azeglio. Fu “casa” del povero epigrammista Baratta. Dal 1930, la sala “Il Vagone” ospitò riunioni antifasciste. Sapore sette-ottocentesco; bancone in marmo giallo del 1920 e bussola d’ingresso laterale liberty. Conserva i segreti dei gelati più famosi di Torino, amati da Nietzsche.






